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domenica 30 marzo 2008

Storie di ombre e anime

§Topo da biblioteca§

"Il Paradiso sarà fare esattamente quello che più ti piaceva fare in vita, quell’attività che ti ha insegnato come il tempo, a volte, non sia un fardello da trascinare".
Nathan Englander, Per alleviare insopportabili impulsi

Ecco quando leggo certe cose cominciano a turbinarmi in testa mille pensieri. Cosa farò in Paradiso?

Guarderò i miei atleti preferiti pattinare i loro programmi "storici" (già rivedo Torvill e Dean sul Bolero di Ravel)? Leggerò tutti i libri di Amelie Nothomb (compresi i 40 inediti che tiene chiusi in un baule)? Disegnerò su un enorme superficie candida avendo a disposizione una gradazione infinita di Pantone? Scriverò tutto quello che ho conservato e maturato nel cuore in vita? Riguarderò tutta la stagione di "Homefront" seguita dagli altri telefilm "cult" che hanno formato la mia cultura pop? Percorrerò a piedi tutta l'Irlanda, insieme alle mie amiche del cuore, scoprendo un angolo nascosto dietro l'altro, fermandomi ogni sera in un B&B diverso, sotto un cielo "che si apre e si chiude al tempo della musica"? Passerò tutto il tempo a chiacchierare con mia nonna davanti a una tazza di tè verde e una fetta di crostata alla marmellata di succhelle?

Il fatto è che non riesco a pensare a una cosa soltanto, sono tanti i momenti che non ti fanno sentire il peso del tempo. E poi non vorrei solo fare tutte quelle cose che hanno reso il mio tempo più leggero in vita. Vorrei fare anche le mille altre che non ho avuto il tempo di fare!

In realtà poi quando penso al Paradiso mi viene sempre in mente un racconto che la mia insegnante di danza ci aveva fatto leggere e adattare per uno spettacolo di Natale (in assoluto il mio spettacolo preferito!).
Le ombre degli antichi abitanti della terra vagavano in una sorta di limbo in cui ognuno faceva le stesse azioni che aveva compiuto in vita, ma senza la durezza e la consistenza di un corpo da gestire. I primitivi andavano a caccia con clave fatte di nuvole, i cittadini aprivano la porta dei loro appartamenti girando nella toppa chiavi immaginarie. C'erano perfino biblioteche e università, ma tutto era assolutamente inconsistente. Un giorno in una di queste biblioteche uno studente incontra una ragazza che aveva già incontrato fuggevolmente in vita. I due non si erano mai neppure parlati se non per gli abituali convenevoli e per decidere se la finestra della sala studio dovesse essere tenuta aperta o chiusa. La morte prematura del giovane aveva impedito che la situazione si evolvesse. Ma ecco che ora c'è un'altra occasione. I due finalmente entrano in contatto, un contatto reale nonostante l'assenza di un corpo con cui connettersi. La ragazza scopre che lo studente è morto di tisi, aggravandosi proprio a causa di quella finestra tenuta aperta per accontentarla. Il ragazzo scopre che la giovane l'aveva a sua volta notato e che era morta proprio cercando di raggiungere la biblioteca sotto i bombardamenti.
Intanto nel bel mezzo del luogo senza nome fatto di nuvole e assenza compare una scatola. Una scatola vera, di legno laccato e chiusa con un lucchetto. Naturalmente nessuno riesce ad aprirla, non potendola toccare, ma tutti cominciano a domandarsi cosa mai possa nascondere. Gli unici che non si curano della scatola sono proprio i due giovani innamorati troppo occupati a vivere quello che la morte prematura gli aveva strappato.
Lentamente i corpi dei due giovani riprendono consistenza. Prima un fiato cristallizzato dal freddo, poi le guance che si arrossano, le mani che si stringono, gli occhi che si colorano mentre si guardano. Più le anime si risvegliano e si concedono l'una all'altra, più i corpi si riscoprono vivi e veri, pur se ancora tra le nuvole.
I protagonisti, seguiti dalle ombre degli altri abitanti del limbo celeste, si recano nel luogo dove è conservata la misteriosa scatola di legno. Quando la aprono vi scoprono una serie di oggetti che avevano posseduto in vita, in un certo senso rivedono e rivivono attraverso di essi il loro passato. Ed è così che finalmente alleggeriti dal peso delle convenzioni, delle costrizioni e del rimpianto, possono camminare abbracciati verso un nuovo mondo dove è il peso dell'anima a contare davvero.

Chissà se qualcuno ha riconosciuto questa storia? Non ricordo più il titolo o l'autore, l'ho letta solo una volta a 14 anni, ma mi è rimasta così impressa nella memoria che ora ogni volta che penso all'Aldilà ho nella mente l'immagine di un mondo fatto di nuvole e ombre che vagano e si intrecciano in attesa di ritrovare anima e consistenza.

Umore: riflessiva
Bax
Saki


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